Pappagallo cenerino: bioacustica

 

Pappagallo cenerino: bioacustica

Pappagallo cenerino: bioacustica

Studio delle modalità di insorgenza del repertorio vocale di un pappagallo cenerino (Psittacus erithacus) in una prospettiva comparata.
In questo progetto sono studiate le modalità di insorgenza del repertorio vocale in una specie di psittaciforme ben noto per le sue capacità imitative, il pappagallo cenerino: da sempre gli uomini hanno catturato – ed in seguito allevato – questi animali per la loro capacità di riprodurre parole, intere frasi e motivi musicali. Tuttavia i processi attraverso i quali un pappagallo ascolta, elabora e giunge a produrre fonemi che siano comprensibili ad un essere umano non è stato ancora indagato in modo convincente.
L’apprendimento, infatti, di repertori vocali è ampiamente diffuso tra gli uccelli e ben documentato in numerose specie di passeriformi, un processo analogo a quello esibito da pappagalli che producano parole. Tuttavia, evidenze sperimentali e neuroanatomiche, mettono in luce che i nuclei motori deputati al controllo vocale nei pappagalli e negli uccelli canori non sono omologhi.

Tali differenze suggeriscono che potrebbero sussistere importanti divergenze anche tra i processi di apprendimento canoro esibiti dalla maggioranza dei passeriformi e quelli messi in atto dai pappagalli: mentre negli uccelli canori la pratica del subcanto, sessioni di sperimentazione sonora eseguite da uccelli immaturi, sembra essere l’unica strategia che consente al giovane di riascoltarsi e correggere il proprio repertorio, nei pappagalli evidenze sperimentali precedenti, hanno mostrato come questi uccelli producano suoni similfonetici che, attraverso un processo costante di autoascolto, vengono “cesellati” fino a raggiungere un profilo armonico simile a quello degli addestratori, analogamente a quanto avviene per il neonato umano nel corso dello sviluppo del linguaggio nei primi anni di vita.
Tale perfezionamento delle prestazioni vocali potrebbe passare quindi attraverso modalità analoghe alla lallazione praticata dagli infanti umani, il che renderebbe lo studio dell’apprendimento vocale negli psittaciformi un interessante modello comparativo per lo studio dell’insorgenza del linguaggio nel neonato.

L’obiettivo del nostro progetto è di determinare le varie fasi del processo che conduce un pappagallo cenerino all’acquisizione e alla produzione corretta dei fonemi e, successivamente, delle parole della lingua italiana. A questo scopo, un giovane esemplare di pappagallo cenerino nato in cattività, verrà addestrato all’uso funzionale di alcune parole, accuratamente selezionate tra quelle statisticamente rappresentative del vocabolario di infanti umani di età compresa tra i 6 ed i 24 mesi, aventi genitori di madrelingua italiana. L’animale sarà addestrato all’uso semantico delle parole prescelte utilizzando il metodo del Modello/Rivale (M/R), proposto da Todt e perfezionato da Pepperberg.

Il principio alla base del metodo M/R è quello di coinvolgere l’animale in una sorta di dialogo tra due addestratori, dialogo imperniato su una caratteristica fisica di un oggetto, appetito dall’uccello, e sull’etichetta verbale ad esso correlata. Ogni risposta corretta viene rinforzata con l’ottenimento dell’oggetto in questione (cibo, giocattoli) e con lodi.. Ogni sessione di addestramento verrà registrata, permettendo così analisi bioacustiche e fonetiche. Il materiale acquisito, sarà digitalizzato e verrà organizzato in un apposito database, che consentirà di seguire lo sviluppo vocale del repertorio dell’animale nel tempo.

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